Jovanotti Tensione Evolutiva testo-video (Backup Lorenzo 87-12)

tensione evolutiva jovanotti 2012Sta uscendo un nuovo album di Lorenzo Jovanotti, che si chiamerà Backup Lorenzo 1987 2012.

L’album, com’è facile capire, è una raccolta di 25 anni di carriera di Lorenzo Cherubini in aerte Jovanotti qui  una Biografia in breve e la sua Discografia.

Come già accennato, Lorenzo si trova ora in America, dove farà delle registrazioni e dei piccoli concerti, come ha detto in una recente intervista.

Questo album uscirà i primi di novembre 2012,  in ben 4 diverse opzioni e cioé: un CD quadruplo deluxe,   digital download, CD doppio e un cofanetto edizione limitata.

Sicuramente una bella pensata per festeggiare i suoi 25 anni di carriera, i pezzi non saranno solo una trasposizione di quelli che già conosciamo, ma ci saranno collaborazioni, versioni alternative,  rarità, outrakes, e remix.

Album Backup Lorenzo 1987-2012 ( prime indiscrezioni):

  1. Con la luce negli occhi (2012) 2:53

  2. Sulla frontiera (2011 Remix) 3:22
  3. New York for Life (2012) 2:43

  4. Mi fido di te (2005) 4:32

  5. Penelope (2005) 4:10

  6. La porta è aperta (2012 Acoustic) 3:58

  7. 7. Sálvame (2002 Spanish Version) 4:06

  8. Piove (1994) 3:20

  9. Il più grande spettacolo dopo il big bang (2011 Remix) 3:30

  10. Scappa con me (1989 Remix) 1:51

  11. Mezzogiorno (2008, Acoustic 2012) 2:47

  12. Una storia d’amore (2005) 4:29

  13. La linea d’ombra (1997) 5:09

  14. Tensione evolutiva

Album Completo:

  1. Tensione Evolutiva
  2. Gimme Five
  3. La Mia Moto
  4. Gente Della Notte
  5. Ciao Mamma
  6. Muoviti Muoviti
  7. Non M’Annoio
  8. Ragazzo Fortunato
  9. Chissà Se Stai Dormendo
  10. Serenata Rap
  11. Piove
  12. Penso Positivo
  13. Io Ti Cercherò
  14. L’Ombelico Del Mondo
  15. Bella
  16. Questa È La Mia Casa
  17. Per Te
  18. Terra Degli Uomini
  19. Ti Porto Via Con Me
  20. Stella Cometa
  21. Un Raggio Di Sole
  22. Ti Sposerò
  23. (Tanto)3
  24. Mi Fido Di Te
  25. 25 – Una Storia D’Amore
  26. Fango
  27. Mezzogiorno
  28. A Te
  29. Dove Ho Visto Te
  30. Come Musica
  31. Baciami Ancora
  32. Tutto L’Amore Che Ho
  33. Le Tasche Piene Di Sassi
  34. Il Più Grande Spettacolo Dopo Il Big Bang
  35. La Notte Dei Desideri
  36. Ora
  37. Estate

Attenzione: la scaletta qui pubblicata non è ancora definitiva, infatti sembra che lorenzo stia aggiungendo dei nuovi brani, come questo ‘tensione evolutiva’.


Update. ecco il nuovo video ufficiale di Lorenzo Jovanotti tensione evolutiva.

Il video è stato pubblicato l’11 novembre 2012, nel canale ufficiale di Jovanotti.

Il soggetto è lui: Lorenzo, in varie situazioni che dovrebbero rappresentarte i suoi passaggi musicali durante 25 anni di carriera..

Update: finalmente è uscito il video, ufficiale, si tratta di un video con testo girato dal regista Gabriele Muccino, e il testo é molto bello 

Testo Tensione Evolutiva  – Jovanotti:

  •  Abbiamo camminato sulle pietre incandescenti
  • abbiamo risalito le cascate e le correnti
  • abbiamo attraversato gli oceani e i continenti
  • ci siamo abituati ai più grandi mutamenti
  • siamo stai pesci e poi rettili e mammiferi
  • abbiamo scoperto il fuoco e inventato i frigoriferi
  • abbiamo imparato a nuotare poi a correre
  • e poi a stare immobili
  • eppure ho questo vuoto tra lo stomaco e la gola
  • voragine incolmabile
  • tensione evolutiva
  • nessuno si disseta ingoiando la saliva
  • ci vuole pioggia
  • vento
  • e sangue nelle vene
  • e sangue nelle vene
  • e una ragione per vivere
  • per sollevare le palpebre
  • e non restare a compiangermi
  • e innamorarmi ogni giorno ogni ora ogni giorno ogni ora di più
  • di più
  • di più
  • abbiamo confidenza con i demoni interiori
  • sappiamo che al momento giusto poi saltano fuori
  • ci sono delle macchine che sembrano un miracolo
  • sappiamo come muoverci nel mondo dello spettacolo
  • eppure ho questo vuoto tra lo stomaco e la gola
  • voragine incolmabile
  • tensione evolutiva
  • nessuno si disseta ingoiando la saliva
  • ci vuole pioggia
  • vento
  • e sangue nelle vene
  • ci vuole pioggia
  • vento
  • e sangue nelle vene
  • e sangue nelle vene
  • e sangue nelle vene
  • e una ragione per vivere
  • per sollevare le palpebre
  • e non restare a compiangermi
  • e innamorarmi ogni giorno ogni ora ogni giorno ogni ora di più
  • di più
  • di più
  • di più

Di seguito lo scritto che Jovanotti ha fatto uscire che accompagna Backup Lorenzo 1987 – 2012:

A un certo punto mi sono ritrovato al centro della scena, dove prima di me ci avevo visto i pezzi grossi della musica italiana, e questa cosa non era per niente scontata, ma si sa come vanno certe cose, non si può mai dire che piega prenderà la vita. Certo, ho incontrato tanta gente che per qualche motivo ha creduto in me e ha soffiato il vento a mio favore. Comunque io non mi sono fermato un attimo, e per quanto un sacco di cose mi siano come cadute in testa vorrei dire che la testa ho cercato di infilarla ovunque proprio per aumentare le possibilità che ci cadesse sopra qualcosa. 
“No input no output”, diceva Joe Strummer. Io la penso proprio così, se non metti dentro roba non uscirà nulla. Bisogna avere fame di novità, è una condizione necessaria. E il mio lavoro non consiste nel fare canzoni ma nell’arrivare alle canzoni attraverso il continuo rinnovo di interesse verso le cose della vita. Persone, sentimenti, emozioni, casualità, chiacchiere, cinema, televisione, libri, viaggi, giornali, riviste, blog, scritte sui muri, cartelli stradali, annunci mortuari, mostre d’arte, orari dei treni, lavoro, sport, spiritualità, scienza, tutto è importantissimo per sentirsi immersi nel flusso delle cose e tornare a galla con una canzone tra le mani che sintetizzi quel flusso.
…..All’inizio procedevo con un misto di istinto e spirito di emulazione, in pratica sentivo cose che mi piacevano e me le mettevo addosso e in questo modo prendevano tutta un’altra forma. Come un tessuto che se lo stendi su un letto è un copriletto se te lo butti addosso è un mantello, anche se resta lo stesso tessuto. Poi ho cercato di mettermi a fare tessuti, e per farlo ho voluto capire come si fa, e questa è una cosa che non si può imparare da nessun manuale e nemmeno se te lo spiega qualcuno a voce. Bisogna starci dentro tutti i giorni e comunque il risultato non è mai garantito. 
La creatività è un’attività come la preghiera, deve essere incessante e profonda, deve impegnare l’animo al cento per cento, non permette distrazioni, non ha nulla di bohemienne, è una pratica devozionale vera e propria. Le porte della percezione si aprono trovando la chiave giusta sapendo che quella chiave funzionerà per aprirle una volta sola, poi la serratura cambia e bisogna rimettersi al lavoro.
Qualche volta apre la porticina di una capanna, qualche volta il portone di un grattacielo.
E tutto questo bendiddio partendo magari da un giro di do che sa suonare anche un bambino di sei anni (ma io fino a ventisei anni non ho saputo distinguere un do maggiore da un gatto a strisce).
Quello che davvero conta in una canzone non puoi spiegarlo, il resto è lavoro.
Certe canzoni sono forti e arrivano al cuore proprio perché sono fatte di niente, sono dei palloni aerostatici che si alzano in volo per una serie di coincidenze delicate. Può capitare che queste coincidenze esistano subito, e la canzone può venir fuori in cinque minuti bell’e finita e non ha bisogno che di essere registrata il più in fretta possibile. Altrimenti una canzone può nascere come una singola intuizione che ha dentro qualcosa di buono ma è solo un seme, e allora c’è bisogno di impazzirci dietro e di una bella dose di tenacia per portarla in fondo e magari in fondo non è un granché. Ma se l’intuizione iniziale mi dà un brivido allora non mollo, piuttosto ci metto dieci anni ma prima o poi la catturo, cascasse il mondo. 
 
….Non avevo un titolo ma avevo una gran voglia di mettermi su un progetto nuovo, ripartendo da sotto zero.
Durante e intorno a quel disco aleggiava un’aria di incertezza sul futuro. Nessuno sapeva se sarei riuscito a mantenermi sulla scena della musica italiana. In pochi ci scommettevano, le quotazioni erano bassissime, ma io non avevo molti dubbi, si trattava solo di passare un tratto di deserto. Mi misi in viaggio.
C’è un bel film di Peter Brook tratto da un libro del maestro mistico Gurdjieff, Incontri con uomini straordinari (un libro bellissimo che consiglio a tutti, uno dei libri che amo di più). In una scena del film gli avventurieri alla ricerca di una specie di terra della saggezza si trovano alle prese con una tempesta feroce in un deserto infuocato. Non avendo vie di fuga o luoghi per ripararsi costruiscono dei lunghi trampoli di fortuna per alzarsi al di sopra del vento micidiale che li avrebbe spazzati via. In questo modo si salvano e possono proseguire la loro ricerca. 
 
La musica per me ha sempre funzionato un po’ come quei trampoli. La musica era ed è un modo per sollevarmi al di sopra di questi venti di crisi. La parola crisi noi di questa generazione la conosciamo bene, ne sentivamo parlare ai telegiornali fin dall’inizio degli anni 70, all’epoca della crisi petrolifera eccetera eccetera. Ma un conto sono i telegiornali, un conto un signore di una banca che tu non sai nemmeno che faccia ha che ti telefona per dirti che non hai più un fido e devi rientrare. Rientrare? Rientrare dove?
 
Io volevo solo innamorarmi di nuovo dello scrivere canzoni e fare dischi. Serviva qualcosa che resettasse la faccenda, un vento che aprisse la finestra e facesse volare tutte le carte dal tavolo e soffiasse via la polvere lasciandomi tra le mani un suono straordinario. 
 
Fuori della finestra c’erano gli anni 90. Il decennio della frammentazione totale che ha fatto da trampolino per l’era digitale, quella in cui siamo immersi adesso. (…)
Chiaro che una bella canzone, non mi stancherò mai di dirlo, è sempre superiore al tempo in cui esce e i pezzi forti non hanno età, però l’atmosfera che si respira può aiutare a capire tante cose, mentre si compone lascia sempre una traccia.
 
Lì è nato l’album Una tribù che balla, il mio disco più rap, che ha avviato poi una trilogia che è proseguita con Lorenzo 1992 e Lorenzo 1994. Quei tre dischi nella mia testa sono un disco solo. Comincia un nuovo mondo.
 
Nella copertina di Una tribù che balla ho la visiera del cappello che mi fa ombra sugli occhi, come fossi uno che sta per alzare lo sguardo e forse ti fulminerà, o magari lo sta abbassando e forse se ne andrà. Dice attenzione, sto per fare qualcosa. Anche Buon sangue, che è di qualche anno dopo, ha una copertina con una foto simile, che dice più o meno la stessa cosa. Infatti questi due dischi sono nati per due ragioni simili a distanza di quindici anni uno dall’altro. Quindici anni sono un ciclo vitale completo. La vita di un cane, di un randagio razza mista, per l’appunto.
 
 
……Un pomeriggio stavo camminando da solo per un vicolo di Santa Clara e sentii delle percussioni uscire da un portone. Entrai dentro e trovai un grande cortile all’ombra e dei cubani che suonavano e cantavano. Era una “rumba”, venni a sapere dopo, una delle ragioni per cui il sistema rivoluzionario dell’isola non è venuto giù al primo colpo di vento, la musica come ammortizzatore sociale naturale. La musica tiene unite le persone e a qualcuno sembrerà strano ma può anche alleviare la sensazione di fame facendola dimenticare momentaneamente. Mi invitarono ad unirmi a quella rumba e improvvisai un po’ di rap in italiano, non era ancora il tempo del boom di turisti a Cuba e l’accoglienza fu sincera e non finalizzata al rotolino di dollari che si intravedeva sotto alla stoffa della mia tasca, certe cose uno come me le sente senza sapere perché, le sente e basta. Passarono le ore e in quelle ore mi si aprì un mondo fatto di percussioni e di ritmi diversi dal mio solito bum bum cià che fino ad allora aveva governato l’idea di musica che mi ero fatto. 
L’idea iniziale per L’ombelico del mondo ha preso forma quel pomeriggio, era solo un titolo e il desiderio di fare una canzone che avesse un suono nuovo per me ma non c’era ancora nulla, nemmeno il ritmo. 
 
Torniamo sempre lì, al concetto di energia. È come se io cercassi luoghi dove l’energia scaturisce, è come se piantassi pali della luce in giro per poi stendere dei cavi. Una canzone è un centro di gravità, un sole nuovo nello spazio cosmico.
 
…Ogni tanto mi è capitato di affacciarmi dalla porta del mio studio, che punta verso ovest, e di percorrere tutto il pianeta col pensiero, arrivando al Tirreno, poi la Spagna l’Atlantico, New York, le praterie, il Pacifico, l’Asia e avanti così fino a tornare in studio e cogliermi alle spalle.
Dopo un giro del genere dischi come Safari diventano una possibilità.
 
Il titolo Safari mi venne guardando il desktop del mio computer. Ero in internet e in alto a sinistra vidi scritto Safari. Pensai subito che fosse forte e spazzò via i titoli precedenti. Il titolo che avevo pensato all’inizio era Musica per le feste ma era solo un working title, non ho mai avuto seriamente l’intenzione di chiamarlo così. Poi si chiamò Il gioco del mondo, perché avevo letto il libro di Julio Cortázar mentre ero a Città del Messico per i fatti miei e mi aveva folgorato e volevo un disco che fosse come quel libro.
Mi piace fare canzoni che hanno il titolo di un libro che ho amato anche se col libro poi non c’entrano nulla. Mi è successo con La linea d’ombra e mi è successo di nuovo tre anni fa quando ho scritto Terra degli uomini, che è uno degli inediti di questa raccolta. Terra degli uomini è un libro di Antoine de Saint-Exupéry, quello del Piccolo principe, e questo suo strano e moderno racconto mi ricorda moltissimo mio fratello Umberto. 
Il quinto mondo per un certo periodo si doveva chiamare Vita morte e miracoli poi venni a sapere che c’era già un album italiano con lo stesso titolo e lo cambiai in corsa senza troppa soddisfazione. I titoli dei miei album mi piacciono tutti tantissimo tranne Il quinto mondo che è un titolo così così. Ma anche Vita morte e miracoli a pensarci bene non era un granché.
Sto pensando ai titoli che non ho usato e molti non me li ricordo proprio, strano, perché per mesi interi giravano nella mia testa come certezze. Una tribù che balla doveva chiamarsi Radio rap, Lorenzo 92 e Lorenzo 94 no, quelli non hanno mai avuto alternative. Capo Horn è stato Capo Horn fin da subito, la canzone che porta questo titolo l’ho scritta alla fine delle registrazioni e sul disco c’è una versione non proprio completa. Buon sangue si doveva chiamare M.F.D.T. e meno male che non si è chiamato così, poi lo chiamai 10 ½, perché era il mio decimo album e mezzo e perché avevo l’età in cui Felllini ha fatto 8 ½ che è un film bello come la Gioconda. Invece scelsi Buon sangue, che è un signor titolo, forse tra tutti il mio preferito. Ma anche Ora mi piace molto, e per un certo periodo stava per chiamarsi L’elemento umano, poi Megamix, come del resto mi piace molto il disco, anche se è un po’ troppo recente per poterne parlare come di qualcosa che esiste per davvero.
Jovanotti for president quando mi venne in mente mi feci i complimenti da solo, con un titolo del genere potevo anche non fare il disco, bastava il titolo a sfondare, sì sì è così.
Jovanotti Tensione Evolutiva testo-video (Backup Lorenzo 87-12)ultima modifica: 2012-09-17T16:54:00+00:00da blogmaster70
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